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Basta un Sì per il Mezzogiorno

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Al di là degli scontri spesso molto accesi, ogni campagna elettorale è sempre un momento avvincente per chi la fa e, soprattutto, un’occasione di crescita e di confronto continuo tra cittadini e tra i cittadini e la politica. Il nostro Paese ha bisogno di allargare sempre di più gli spazi della democrazia e della partecipazione: rispondere a questa esigenza, è proprio quello che ha ispirato questa riforma.

Venerdì sono stato in Calabria. 1200 km in auto, da Roma a Rende, da Rende a Vibo, da Vibo a Falerna.
Ho incontrato centinaia di cittadini: convinti sostenitori del Sì, indecisi, anche elettori del No. Ma con tutti abbiamo parlato e ci siamo ascoltati, convinti e consapevoli che di questo dialogo c’è tanto bisogno, ancora di più in quei tanti territori del nostro Paese dove, nonostante tutto, le istituzioni e la politica continuano ad essere percepite non ancora abbastanza presenti, non ancora abbastanza utili a cambiare le cose.

Ho visitato l’ospedale di Vibo, dove ci sono professionisti che fanno di tutto per garantire un servizio fondamentale in condizioni difficilissime.
Una struttura ridotta malissimo e un nuovo ospedale da costruire – già finanziato – ma i cui lavori stentano a partire.
Ho spiegato come una delle principali responsabilità del centro sinistra del passato è aver fatto una riforma del Titolo V che ha aumentanto le diseguaglianze territoriali nel paese, allontanando ancora di più il sud dal nord, non solo nella sanità. Oggi con la riforma costituzionale correggiamo quell’errore e rimettiamo al centro il tema dell’eguaglianza dei cittadini, che devono avere gli stessi diritti in ogni parte del paese.

Ma nel Mezzogiorno non ci sono solo i problemi: troppo spesso dimentichiamo quanto di straordinario viene però prodotto in questa terre.
Mi ha colpito la visita all’università della Calabria, mi ha colpito non solo l’enorme patrimonio scientifico e tecnologico che ha saputo mettere in piedi, ma la fierezza e l’orgoglio con cui gli studenti e i docenti parlano del proprio ateneo. Con affetto, come della propria casa, come il luogo del futuro da costruire, il punto di riferimento da cui partire per cambiare le cose. E davvero hanno ragione. Ci sono tutti gli ingredienti più sani e potenti che cambiano il corso della storia: la cultura, la partecipazione, il merito, l’innovazione, la creatività, e una immensa voglia di riscatto. Oltre cento brevetti in meno di dieci anni, tante spin-off incubate all’interno dell’ateneo, progetti di ricerca avanzati, e tante idee in grado di rilanciare lo sviluppo economico dell’intera regione.

Ho tra le mani solo alcune delle brochure che ho raccolto girando i diversi padiglioni. Rigorosamente in lingua inglese, ci raccontano dell’invenzione dell’olio di oliva spalmabile, che da indagini di mercato risulterebbe un prodotto di esportazione del Made in Italy particolarmente apprezzato  in nord Europa. Ci raccontano del GiPStech, un Gps di altissima precisione che utilizza il campo geo magnetico, piattaforme per le grafiche tridimensionali a risparmio energetico come Mohzaico, o di Skill Game, una applicazione per la valutazione delle competenze.
E poi un teatro stupendo e tante tante altre cose.  Uno di questi scienziati ce lo ha raccontato, questa volta con le parole più semplici del mondo: “Non volevamo andare via, e abbiamo trovato un motivo per restare”. A questi ragazzi, a quei docenti, bisogna dire grazie, perché in Calabria come in tante parti del nostro Paese, continuano a far battere il cuore delle proprie terre. A noi, il compito non più rimandabile di dare a questo cuore un corpo, un Paese, all’altezza di questa voglia di cambiare.

 

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