Intervista a Il Dubbio di Giacomo Puletti, 6 aprile 2021

Onorevole Orfini, come giudica i fatti di Trapani, dove alcuni giornalisti sono stati intercettati dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulle Ong?
Penso che quanto emerso sia allucinante e che non possa capitare in un paese democratico e in uno stato di diritto. Sono state presentate interrogazioni parlamentari e cercheremo di andare fino in fondo a questa vicenda. Ma è chiaro che siamo dentro a un fatto molto grave che entra dentro una vicenda ancora più grande. 

Cioè?
È grave perché si sono intercettati alcuni giornalisti direttamente e indirettamente, senza motivazione. I giornalisti facevano un lavoro importante e pericoloso, alcuni tanto da essere sotto scorta, e il fatto che si sia voluto intercettarli è inquietante. Credo dovranno esserci dei chiarimenti da parte della ministra Cartabia per verificare quanto accaduto.

Qual è la “vicenda ancor più grande” a cui si riferisce?
Per anni, seppur con intensità differente, tutti i governi hanno partecipato a una criminalizzazione delle Ong che operavano nel Mediterraneo e ancora oggi misuriamo continui atti di sabotaggio di stato contro quelle Ong. Quando si bloccano le navi contestando loro di aver salvato troppe persone si teorizza che la colpa di quelle navi è non aver lasciato morire le persone in mare, che è qualcosa fuori da ogni accettabilità. Abbiamo poi investito sulla guardia costiera libica pagandola per continuare a violare i diritti umani e ora si cerca con ogni strumento di rendere difficile il lavoro di chi da anni sta cercando di raccontare cosa accade nel Mediterraneo. 

Molti accusano Marco Minniti, ministro dell’Interno del Pd nel governo Gentiloni, di aver iniziato questa “criminalizzazione” delle Ong. Hanno ragione?
Nel mio piccolo dentro il Pd ho sempre sostenuto una posizione diversa rispetto a quella di Minniti. Tuttavia trovo sbagliato e ingiusto personalizzare la polemica su Minniti perché furono scelte difese collegialmente da tutto il governo, a cominciare dal presidente Gentiloni e dalla maggioranza del Pd. Registro con favore che oggi quelle scelte non le ripropone più nessuno, compreso lo stesso Minniti. Non vorrei però che il Pd continuasse a riproporle.

In che senso?
Tra poche settimane dovremo votare in Parlamento sulle missioni internazionali e ci sarà da decidere sul finanziare ancora la guardia costiera libica. L’ultima volta in pochi nel Pd decisero di votare contro ma si scelse comunque di finanziare i terroristi libici. Ora che facciamo? E’ facile difendere i giornalisti ma dobbiamo guardare in faccia i risultati delle loro inchieste. 

Cosa chiede al suo partito e al segretario Enrico Letta?
In Parlamento ci sono due disegni di legge, uno di Riccardo Magi e uno di Graziano Delrio, che propongono l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulle morti nel Mediterraneo. Alla luce degli eventi di questi giorni l’idea di squarciare il velo di opacità che avvolge queste vicende potrebbe essere una scelta saggia e utile alla ricerca della verità. 

Come giudica l’avvio della nuova segreteria?
Credo che l’inizio di Letta sia stato molto positivo, perché ha rimesso al centro della politica il Pd anche su temi difficili. L`attenzione allo Ius soli, ai diritti umani, la giusta battaglia per Zaki e tante altre cose dette in questi primi giorni restituiscono l’immagine di un partito che non rinuncia a fare battaglie solo perché sono difficili ma anzi le porta avanti proprio per questo. 

Pensa ci sia spazio per questi temi nel dibattito politico e pubblico attuale?
Siamo consapevoli della difficoltà in questa fase specifica della vita del paese e con una maggioranza così composita e larga in Parlamento. Rivendichiamo tuttavia il diritto del Parlamento di legiferare senza il vincolo della maggioranza. In questi giorni ci stiamo battendo per portare a casa il ddl Zan e penso sia fisiologico che ci siano posizioni diverse in campo, ma non per questo dobbiamo abbandonare quella battaglia.

È cambiato qualcosa nell’approccio di Letta con il Movimento 5 Stelle?
Dobbiamo partire dalla centralità del Pd e in questo c`è stato un grande passo avanti. Ho sempre considerato sbagliata l’idea che il M5s possa essere considerato un pezzo del centrosinistra, almeno oggi. Perché su molti temi ha posizioni che non sono di centrosinistra, basti pensare all`immigrazione. Con il Movimento si dialogherà ma l’idea che poteva essere il partner prediletto del Pd, al quale veniva ceduta la leadership della colazione tramite Giuseppe Conte, è stata accantonata e questo è un bene. 

Qual è la situazione del centrosinistra in vista delle Amministrative a Roma?
A Roma il centrosinistra unito vince. Se riesce ad arrivare unito alle elezioni non ha problemi e per questo credo che si debba fare di tutto per tenerlo insieme. Ciò significa costruire un percorso, passi anche per le primarie, appena la pandemia lo consentirà. In quelle primarie si dovranno confrontare tutti quelli che si ritengono di centrosinistra, da Calenda agli esponenti del Pd. Ma andare alle elezioni con più candidature sarebbe un favore a Raggi e alla destra.

Ma Calenda è convinto che le primarie alla fine non si faranno. E così?
Calenda ha dei dubbi sulla fattibilità di questo percorso. Capisco e comprendo queste perplessità ma penso vada data una risposta concreta fissando data e regole certe per le primarie. 

Anche se dovesse candidarsi Nicola Zingaretti?
Qualora Zingaretti si mostrasse disponibile penso che nel Pd sarebbero tutti contenti. E lo dice uno che quando era segretario non gli ha risparmiato critiche. Ma è uno degli amministratori più competenti che abbiamo in Italia e i risultati sulla pandemia lo dimostrano. Se l’unità maturasse attorno a un nome prima delle primarie e gli altri candidati si ritirassero a quel punto è chiaro che non ci sarebbe bisogno di farle. 

La detenzione di Patrick Zaki potrebbe essere prolungata di altri 45 giorni. Crede sia necessaria una presa di posizioni forte da parte dell’Italia? 
Di passaggi forti avremmo avuto bisogno già mesi fa. Non dovremmo continuare ad avere rapporti come se niente fosse con un paese che si rende protagonisti di barbari omicidi come quello di Giulio Regeni e di violazioni di diritti umani come nel caso di Zaki. Il governo di un Paese come il nostro ha il diritto e il dovere di agire.