Sono appena uscito dal CARA di Castelnuovo di Porto. Vi potrei raccontare molte cose, vi potrei descrivere l’assurdità di quanto fatto. Vi potrei descrivere il lavoro pazzesco di un sindaco che con la sua amministrazione ha garantito integrazione e civiltà e che di fronte a una vera e propria deportazione si è portato a casa sua chi altrimenti avrebbe dormito per strada.

Vi potrei parlare della assurdità di una prefettura che non dialoga col comune ma impone scelte sbagliate.

Vi potrei parlare di 100 lavoratori che perderanno il lavoro per una scelta utile solo alla propaganda di qualche ministro razzista.

Ma preferisco raccontarvi una piccola immagine. Una bambina, avrà avuto cinque o sei anni, l’età di mia figlia, ci ha portato dei disegni. Erano i disegni di addio dei suoi compagni di scuola, fatti per lei, per testimoniarle il loro affetto.

Perché quella bambina va a scuola, ha degli amici e una vita dignitosa. Ma a quella bambina hanno detto che se ne dovrà andare da lì, cambierà città, forse regione. E dovrà ricominciare daccapo. Un trauma che si aggiunge ad altri traumi.

Molti si sono risentiti perché ho definito quanto sta avvenendo una deportazione.

Io non trovo parole più adatte.

Ai responsabili di tutto questo dico solo una cosa: guardate questo video, guardate quei disegni. E riflettete su cosa siete diventati.