Intervista a Il Riformista di Umberto De Giovannangeli, mercoledì 13 aprile

Tra gli esponenti di spicco del Partito democratico, Matteo Orfini, parlamentare dem, è considerato uno dei più vicini al mondo pacifista. E, cosa rara di questi tempi, è uno dei pochi che non parla il “politichese”.

 “Cala il sipario sulla sinistra italiana”. Così questo giornale titola un articolo di Donatella Di Cesare. Afferma Di Cesare: “Non era mai avvenuto che il popolo di sinistra si sentisse così tradito nei propri più alti ideali da coloro che hanno promosso una politica militarista. Prima hanno deciso l’invio delle armi, poi hanno votato l’aumento delle spese militari, ora sponsorizzano un’economia di guerra”. A lei la replica.

A me sembra una visione discutibile, forzata, di quello che è la sinistra e la sinistra italiana. Anche perché dentro la storia della sinistra italiana non c’è solo una componente, che c’è sempre stata, di pacifismo integrale. Ma c’è, e direi in una dimensione maggioritaria dentro la storia della sinistra, l’idea che sia lecito e giusto combattere contro gli oppressori, anche prendendo le armi. La sinistra italiana nasce dalla lotta di liberazione antifascista, che non fu fatta con i fiori ma condotta con le armi. Per anni, anche in maniera faticosa e dura, nella sinistra abbiamo discusso i limiti dell’uso della forza…

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Intervista a Il Dubbio di Giacomo Puletti, mercoledì 9 febbraio

Matteo Orfini, ex presidente del Pd e ora “giovane turco” con un ruolo di primo piano nella rielezione di Sergio Mattarella, riguardo alla legge elettorale spiega che «occuparsi del funzionamento della democrazia è sempre una priorità» che «oggi il proporzionale è la linea del Pd perché così è stato votato nel momento in cui è stato accettato il taglio dei parlamentari», e sui problemi interni al M5S la famosa frase “Conte punto di riferimento fortissimo dei progressisti” «è stata consegnata alla storia e per fortuna non è più un tema».

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Intervista a Il Foglio.it di Simone Canettieri, martedì 8 febbraio

Matteo Orfini, la crisi del M5s indica al Pd l’ora del proporzionale?

“Sì, non solo la crisi dei grillini ma anche la fatica dei partiti in questa fine legislatura dimostra che l’organizzazione in coalizione forzate non interpreta più l’interesse del paese”.

Ma il M5s rischia di essere una palla al piede per il Pd.

“Il problema non sono loro, ma il tentativo di costruire una coalizione che tenga insieme da Conte a Renzi, fino a Calenda, Fratoianni, Bonino. Mentre avremmo bisogno che ognuno rafforzasse il proprio profilo per misurarsi con gli elettori. Per questo serve il proporzionale”.

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Intervista a Il Giornale di Laura Cesaretti, giovedì 3 febbraio

Matteo Orfini, ex presidente del Pd e leader della corrente di sinistra dei «giovani turchi», è stato uno dei primissimi sostenitori (e animatori parlamentari) della soluzione Mattarella bis. E oggi non nasconde la soddisfazione: «È stata la scelta migliore: quella di non cambiare i due più autorevoli leader italiani, al Quirinale e al governo. Non una “sconfitta”, come scrive qualche commentatore, ma una vittoria della politica. Grazie alla spinta di un Parlamento che, man mano che si prolungavano i faticosi tentativi di accordo tra i capi politici, si è ripreso una centralità a lungo penalizzata. L’unica sconfitta è quella di chi voleva il voto anticipato, in primis Giorgia Meloni».

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Intervista di Umberto De Giovannangeli, Il Riformista, giovedì 25 novembre

I 5Stelle nel Partito socialista europeo. Pentastellati e socialismo: non è un ossimoro politico?
Mi sembra una discussione che va molto approfondita e che non può procedere con forzature, come sarebbe l’ingresso oggi dei 5Stelle nel socialismo europeo. Nel senso che i 5Stelle delle origini sono l’opposto della sinistra. Una forza politica che negava la democrazia parlamentare, che aveva su alcuni punti decisivi una cultura politica che nulla aveva a che fare con la sinistra italiana ed europea. Erano antieuropeisti, e non solo. È ovvio che i 5 Stelle di oggi sono molto diversi da quelli di allora. Sarebbe sciocco negare che non vi sia stata una evoluzione, che però è stata una evoluzione che, vedendola dall’esterno, è più figlia della reazione a una emergenza politica, essenzialmente frutto del fuoco degli eventi, senza dietro una elaborazione politica. E come tale, apparentemente anche poco solida. Il punto è capire oggi se il Movimento 5Stelle è davvero, su alcuni punti fondamentali, una cosa diversa da quello delle origini o no. Questa discussione nel M5S non c’è stata. Ed è un Movimento in cui continuano a coesistere tante cose diverse, ed è palese la difficoltà di Conte a gestirlo, le punzecchiature di Grillo, le operazioni di Di Maio. C’è là dentro una discussione, ed è assolutamente legittimo che ci sia, che però a un certo punto dovrà portare a una ridefinizione dell’identità del Movimento 5 Stelle. Che nessuno oggi può prevedere quale sarà. Suggerirei di evitare forzature e quanto meno attendere su questo scelte chiare da parte dei 5Stelle. A chi fa questa obiezione di solito si risponde che l’M5S è di sinistra, perché è diventato europeista…

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Intervista a Il Riformista di Umberto De Giovannangeli, 12 Agosto 2021

Non gira attorno ai problemi più scottanti dell’agenda politica, Matteo Orfini, parlamentare dem, già presidente del Pd. Dalle morti bianche ai referendum sulla giustizia, dal voto sul rifinanziamento della Guardia costiera libica al futuro del Partito democratico e al rapporto con i 5Stelle. Una intervista a tutto campo quella di Orfini. Un campo politicamente “minato”.

“Morti bianche. Solita ricetta 5Stelle: più manette per tutti”. Così titolava oggi (ieri per chi legge) questo giornale in prima pagina. Un dramma sociale che la politica delega alla magistratura?

C’è indubbiamente un arretramento della politica. È del tutto evidente che chi ha responsabilità penali ne debba rispondere. Quando c’è un morto sul lavoro di solito è per responsabilità di qualcuno che non ha fatto rispettare le norme di sicurezza, e quindi è chiaro che c’è anche un aspetto di individuazione delle colpe e delle pene. Però noi siamo di fronte a un fatto che da anni ha acquisito dimensioni enormi. Siamo a numeri pazzeschi, tragici, che raccontano di qualcosa di più profondo, di come si sia ormai totalmente squilibrato dentro ai luoghi di lavoro, forse non tanto nelle grandi aziende ma certamente in quelle di dimensioni medio-piccole. È totalmente squilibrato il rapporto tra lavoratori e datori di lavoro. In questo squilibrio, in questa perdita di potere da parte del mondo del lavoro, c’è anche l’impossibilità di far rispettare i diritti fondamentali, come quello alla sicurezza.

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Intervista a Il Dubbio di Giacomo Puletti, 6 aprile 2021

Onorevole Orfini, come giudica i fatti di Trapani, dove alcuni giornalisti sono stati intercettati dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulle Ong?
Penso che quanto emerso sia allucinante e che non possa capitare in un paese democratico e in uno stato di diritto. Sono state presentate interrogazioni parlamentari e cercheremo di andare fino in fondo a questa vicenda. Ma è chiaro che siamo dentro a un fatto molto grave che entra dentro una vicenda ancora più grande. 

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Intervista a Il Foglio di David Allegranti, venerdì 19 febbraio

“Il Pd deve uscire dal lockdown politico. Dobbiamo uscire dalla subalternità nei confronti del M5s. Non serve l’intergruppo: serve il gruppo”. Spiega il deputato, già presidente del Pd, “è chiaro che la nascita del governo Draghi e il fallimento del tentativo di fare il Conte Ter sono una cesura nella politica italiana e anche nella vita del Pd. Il governo Draghi non è la sconfitta della politica ma di una linea politica: quella dell’attuale segreteria. L’idea che senza Conte presidente, il M5s non avrebbe retto un altro schema si è rivelata una premessa falsa”.

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Intervista di Giovanna Casadio, la Repubblica, domenica 29 novembre

Orfini, lei con Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, propone in un emendamento alla legge di Bilancio di introdurre la patrimoniale. A parte la sinistra, avete tutti contro?
“Non so se tutti sono contro. Salvini ha detto che noi siamo da arresto immediato”. 

Lei cosa risponde?
“Non mi stupisco che la destra ritenga sbagliato tassare i grandi patrimoni per dare una mano a chi sta peggio. Mi stupirei se la stessa critica venisse dal centrosinistra. A Salvini ricordo che la giustizia sociale non è un reato: lo è rubare 49 milioni di euro agli italiani”. 

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Intervista di Simona Musco, Il Dubbio, 7 ottobre 2020

Il Pd deve far emergere la propria agenda e c’è ancora molto da fare. Ma la modifica ai Decreti Salvini è un primo passo verso un Paese più civile». Matteo Orfini, deputato dem, commenta così il colpo di spugna del governo su quanto rimane del passaggio di Matteo Salvini a Palazzo Chigi. Una scelta obbligata, per il deputato, ma solo la prima lungo il cammino della legislatura: «Ora smettiamo di criminalizzare le ong».

Dopo un anno la promessa è stata mantenuta: i Decreti Sicurezza sono cambiati. Ma basta?
Credo sia un buon inizio e che come tale vada considerato. E molto buona la parte su accoglienza e integrazione, perché si ripristina una meccanismo di protezione più ampio, in qualche modo ridando vita al sistema degli Sprar e favorendo un’integrazione vera.

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