Stasera alle ore 19 discuteremo di referendum costituzionale al Teatro Eliseo con i ministri Maria Elena Boschi e Paolo Gentiloni, con Roberto Giachetti, Lorenza Bonaccorsi, Luciano Nobili e tutti i comitati #TuttaRoma per il Sì.

Noi pensiamo che al di là di come la si pensi sulla riforma costituzionale questa campagna referendaria abbia riacceso in tanti cittadini la voglia di confrontarsi, appassionarsi, discutere, e ogni tanto litigare. In famiglia, davanti al bar, a cena con gli amici, nelle aule delle università, nei corridoi delle scuole, in ufficio. Allora l’invito è a “discutere” almeno informati bene sulle questioni che il quesito contiene. Continua a leggere

Oggi alle 18 incontro sul referendum presso la casa del Popolo di Scandicci, in compagnia di Elisa Simoni, Sergio Staino e Maurizio Martina.

Il nostro viaggio per l’Italia continua. Domani un’altra tappa nel Mezzogiorno, questa volta in Puglia. Alle 18 appuntamento a San Marco in Lamis e in serata a San Severo.

Al di là degli scontri spesso molto accesi, ogni campagna elettorale è sempre un momento avvincente per chi la fa e, soprattutto, un’occasione di crescita e di confronto continuo tra cittadini e tra i cittadini e la politica. Il nostro Paese ha bisogno di allargare sempre di più gli spazi della democrazia e della partecipazione: rispondere a questa esigenza, è proprio quello che ha ispirato questa riforma.

Venerdì sono stato in Calabria. 1200 km in auto, da Roma a Rende, da Rende a Vibo, da Vibo a Falerna.
Ho incontrato centinaia di cittadini: convinti sostenitori del Sì, indecisi, anche elettori del No. Ma con tutti abbiamo parlato e ci siamo ascoltati, convinti e consapevoli che di questo dialogo c’è tanto bisogno, ancora di più in quei tanti territori del nostro Paese dove, nonostante tutto, le istituzioni e la politica continuano ad essere percepite non ancora abbastanza presenti, non ancora abbastanza utili a cambiare le cose. Continua a leggere

A seguito delle conclusioni assunte dalla Direzione nazionale del Partito nella riunione del 10 ottobre la commissione incaricata di specificare contenuti, percorso e tempi per la possibile modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ha definito i seguenti punti che sottopone alla Direzione e alle assemblee dei gruppi parlamentari.

La commissione ha impostato il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nella relazione del segretario Matteo Renzi e delle valutazioni emerse dalla discussione.

In particolare con una verifica su tre aspetti:

1. Premio di lista / premio di coalizione
2. Ballottaggio / turno unico
3. Modalità di espressione della volontà degli elettori nella scelta degli eletti.

In merito alla futura elezione dei senatori è confermata l’indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia.

La commissione ha tenuto tre riunioni ed è stata avviata una prima ricognizione con le altre forze e gruppi parlamentari sia in merito ai contenuti che ai tempi di eventuali modifiche della legge attuale. La maggioranza dei gruppi interpellati – e nello specifico, la totalità delle opposizioni che si sono espresse anche con dichiarazioni pubbliche in tal senso – si è dichiarata indisponibile a una verifica parlamentare prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Sul piano dei contenuti si è riaffermato il perno di un sistema elettorale fondato sull’equilibrio tra i due principi della governabilità e della rappresentanza.

A tale scopo le verifiche realizzate rendono possibile:

* La preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori.

* la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio.

La commissione sottopone questo documento all’Assemblea nazionale, alla Direzione e ai gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l’impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il Ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari.

Lorenzo Guerini
Matteo Orfini
Luigi Zanda
Ettore Rosato
Gianni Cuperlo

 

Domani, giovedì 3 novembre, appuntamento alle 18 nel foyer del teatro Vascello per l’iniziativa sul referendum “Sì per una democrazia più forte e autorevole”. Insieme a me interverranno Federico Gelli e Anna Finocchiaro.

Oggi, giovedì 27 ottobre, alle ore 17.00, sarò a Ladispoli nell’Aula Consiliare del Comune in Piazza Giovanni Falcone. Illustreremo, insieme a diversi professionisti ed esponenti politici locali, le ragioni del Sì alla riforma costituzionale in vista del 4 dicembre prossimo.

 

Intervista a Carmelo Lopapa, la Repubblica, 23 ottobre 2016

 
 

«Trovo sconcertante che mentre ci sia chi sta lavorando per ricostruire l’unità del Partito democratico, per sanare e superare le divisioni, ci siano altri che lavorano in direzione opposta. Svegliarsi al mattino e leggere un’intervista come quella di Pier Luigi Bersani su Repubblica rende tutto più complicato».

Pensa che a questo punto ricomporre con la minoranza interna sia impossibile, Matteo Orfini, presidente Pd? Siamo a un passo dalla scissione?

«Spero non ci sia, lavoro perché non ci sia. La nostra gente ci chiede altro, invoca unità. Abbiamo avuto una prima riunione della commissione per la riforma dell’Italicum ed è andata bene».

Dice? Non sembra che le premesse siano delle migliori.

«Tutti coloro che hanno partecipato, a cominciare da Gianni Cuperlo che ringrazio, stanno lavorando per trovare un punto d’intesa. Io penso che ci siano ancora le condizioni per una ricomposizione. C’è già un accordo sul metodo e sulla necessità di fare presto. Se poi all’esterno altri remano contro…»

Ecco, si riferisce a Bersani e ai suoi che guardano già al dopo 4 dicembre e chiedono cambio delle regole e accelerazione sui tempi del congresso?

«Considerazioni da incendiario, mentre siamo impegnati in una discussione sulla “bibbia” della democrazia che è la Costituzione. Stiamo facendo di tutto per discutere del merito e qui c’è chi gioca al congresso anticipato caricando le nostre divisioni sulla campagna referendaria e sul Paese».

L’ex segretario avanza una proposta concreta: anticipare i tempi del congresso e soprattutto affidare la scelta del prossimo segretario ai soli iscritti. Addio primarie?

«Abbiamo detto mesi fa che dopo il referendum si sarebbe anticipato il percorso congressuale, c’è tutto il tempo per organizzarlo. Adesso abbiamo il dovere di concentrarci sul referendum».

E le primarie?

«Non sono d’accordo con lui. Se il segretario del partito è candidato premier, e così deve essere, è logico che la fonte di legittimazione debba essere la più ampia possibile. Le primarie sono necessarie, senza, non sarebbe più il Pd. Cosa diversa è ragionare sulle modifiche dello Statuto. Ma segnalo a Bersani che è il lavoro che abbiamo fatto e concluso in un anno nella commissione da me presieduta. Dopo un confronto nei circoli le modifiche statutarie saranno approvate in una grande assemblea nazionale. In quattro anni di segreteria Bersani su tutto questo si preferì soprassedere».

Vi accusa anche di non aver fatto nulla a Roma dopo la sconfitta. “Non si è dimesso nessuno”. Lei, commissario del partito?

«A Roma abbiamo perso perché c’era un Pd stravolto dalle vicende e dalle infiltrazioni di “mafia capitale”, c’era un’amministrazione inadeguata: questa la ragione per la quale il partito è stato commissariato. La degenerazione del partito romano era iniziata tempo fa, quando Bersani era segretario, qualcuno gliela segnalò ma preferì non intervenire. Ritengo le parole di Pier Luigi un’apprezzabile autocritica, seppure tardiva».

Il Sì al referendum è dato in ripresa ma ancora sotto. Il margine è recuperabile?

«La dinamica è molto positiva. Più si entra nel merito e più emerge che le ragioni del No sono inesistenti. Sabato ci attende una grande manifestazione, dopo tanto tempo si torna in piazza a Roma e lo facciamo a testa alta, con grande orgoglio, speriamo ci siano tutti su quel palco».

La sinistra Pd no. D’Alema sostiene che dalla vostra parte ci sono per lo più anziani.

«Trovo davvero offensivo dire che gli anziani votino Sì perché non capiscono la riforma, come ha fatto lui. Un perfetto autogol, se a dirlo non è esattamente un ventenne».

Oggi sarò in Toscana in compagnia di Elisa Simoni. Nel pomeriggio presentiamo il suo libro “Oltre il Jobs Act”, in serata cena al tendone del Circolo Arci-Incisa. #bastaunsì