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O si cambia legge elettorale o si vota subito: la democrazia non è mai un problema

parlamento

Intervista a Monica Guerzoni, Corriere della Sera, 2 gennaio 2017

 

Votare è «urgente» e il mese limite per tornare alle urne è giugno. E se la trattativa sulla legge elettorale dovesse naufragare, Matteo Orflni pensa si possa votare già in primavera, senza drammatizzare le scadenze dei Trattati a marzo e del G7 a maggio: «La democrazia non è un problema».

Il Pd ha fretta di votare, ma Mattarella chiede regole «chiare e adeguate».

«Noi condividiamo le parole del presidente Mattarella, tanto che ci siamo fatti carico di far nascere un altro governo, con l’obiettivo di armonizzare le leggi elettorali. Però questa responsabilità non può ricadere solo sul Pd, che non ha i numeri. La legislatura è politicamente terminata il 4 dicembre e solo il tentativo, difficile ma possibile, di armonizzare il sistema ipermaggioritario della Camera con quello proporzionale del Senato, può prolungarla».

Perché Renzi preme per andare alle urne?

«Per le riforme abbiamo eccezionalmente accettato di stare al governo assieme a forze a noi alternative, prima Berlusconi e poi Alfano. Fallito il percorso costituente, viene meno la ragione».

Davvero Gentiloni non vede il voto come «minaccia»?

«È così per tutto il Pd. Non c’è alcuna differenza tra Renzi, Gentiloni e Orfini».

Non dobbiamo aspettarci mesi di #Paolostaisereno e cannoneggiamenti dal Nazareno su Palazzo Chigi?

«Assolutamente no. Gentiloni ha detto che il suo è un governo di servizio al Paese, ma una volta completato il percorso è giusto restituire la parola ai cittadini. E Mattarella ha segnalato la spinta del Paese verso il voto anticipato».

La road map di Renzi è votare a giugno. Politiche e Comunali assieme?

«Ci sono due scenari. Se si coglie negli incontri la disponibilità delle altre forze a cambiare l’Italicum, si può iniziare a lavorare nel merito senza aspettare la Consulta. Altrimenti si prende atto della indisponibilità e vengono meno le ragioni per proseguire».

Con il secondo scenario si vota anche prima? Aprile?

«Se riusciamo a far partire la nostra road map si può votare a giugno con una nuova legge, fermo restando che la data la decide il presidente della Repubblica. Qualora invece gli altri partiti ci lasciassero soli nel tentativo sincero di cambiarla, dovremmo sperare che il doppio Consultellum sia il più possibile omogeneo. Inevitabilmente si voterebbe con i sistemi indicati dalla Corte costituzionale e non certo per responsabilità del Pd».

Non è decisivo consentire a Gentiloni di partecipare ai Trattati di Roma il 25 marzo e al G7 di maggio?

«Ci sono sicuramente delle scadenze importanti, ma non drammatizzerei. Per chi come noi crede nella democrazia, dare la parola agli elettori non è mai un problema».

La minoranza insinua che stiate cercando una «scorciatoia» per votare con il Consultellum al Senato e con l’Italicum corretto alla Camera, è così?

«Non stiamo aspettando la Consulta il 24 gennaio, stiamo proponendo a tutte le forze politiche di vederci già nei prossimi giorni, al Nazareno o in una sede neutra. Rispondere, come Forza Italia, che l’unico luogo di discussione possibile sono le commissioni parlamentari, significa fare melina. Vogliamo perdere mesi o iniziare una discussione? E su quale testo?».

Non vede frenatori anche nel Pd, per il vitalizio o per ragioni politiche?

«La proposta unitaria del Pd è stata accettata responsabilmente anche da chi, come me, non ama il Mattarellum. Abbiamo chiarito che, cambiato l’Italicum, si va al voto e questa posizione ha unito il Pd».