Intervista di Concetto Vecchio, la Repubblica, 8 settembre 2020

Matteo Orfini, perché lei e suoi compagni di corrente avete disertato il voto sul referendum?
«Era già tutto deciso per il Sì. In genere si discute prima negli organismi e poi si vota. Qui è accaduto il contrario. Io il 20 settembre voterò No».

Era meglio dare libertà di voto?
«Ma quella gli elettori ce l’hanno già. Il Sì al taglio dei parlamentari implicava una nuova legge elettorale e altre riforme. Non le abbiamo viste».

I militanti del Pd come voteranno?
«Penso in maggioranza per il No. È una battaglia a difesa della dignità della politica e delle istituzioni».

Ridurre i parlamentari non era anche una vostra proposta?
«Lo era nell’ambito del superamento del bicameralismo, nel quadro di una riforma del Paese».

Zingaretti dice che questo voto è il primo passo in quella direzione.
«Sì, ma ciò non avverrà in questa legislatura. Dario Franceschini, con la sua consueta chiarezza, ha spiegato che il Sì è un’ulteriore stabilizzazione del quadro politico. Ma non si può sacrificare la Costituzione a un accordo di governo».

Teme un rovescio alle regionali?
«No, sono combattivo. Ha ragione Zingaretti: dobbiamo lottare. È un voto importante».

Conte dice che il governo non cadrà in caso di sconfitta.
«Lo penso anch’io».

Le mancate alleanze con il M5s quanto incideranno?
«L’alleanza non produce di per sé vittoria. In Umbria eravamo alleati e abbiamo perso. In Emilia è avvenuto il contrario».

Lei è ormai l’unico oppositore interno.
«Mi sento semplicemente un militante del Pd che fa le battaglie in cui crede: a volte coincidono con quelle del segretario, altre volte no».

Cosa gli rimprovera?
«La mancata percezione dell’identità del Pd».

Una subalternità culturale al M55?
«Registro i fatti. Poi vedo anche le cose positive. Nel rapporto con l’Europa il Pd e il premier sono stati decisivi. Ma è troppo poco. Non possiamo essere percepiti soltanto come il partito della stabilità».

Zingaretti invita a stare in trincea, altrimenti si rischia una Caporetto. Si riferiva a lei?
«Non mi sono mai sottratto alla lotta. Però bisogna mantenere anche una visione. Ho sentito Walter Verini dire che Di Maio è passato, grazie a noi, dall’alleanza con i gilet gialli a ministro degli esteri dei giallorossi. Non lo trovo così commendevole».

La scuola è in ritardo?
«È evidente. C’erano sei mesi per ripensarla e non si è fatto. Ora bisogna fare in modo che si possa aprire in sicurezza. Lo dico da genitore».